comportamento-persona-ansiosa-come-si-comporta

COMPORTAMENTO PERSONA ANSIOSA: COME SI COMPORTA?

Condividi l'articolo!

L’Ansia, come macro categoria, è un’emozione caratterizzata da un’insieme di pensieri, comportamenti e reazioni fisiche che si manifestano in seguito alla percezione di uno stimolo ritenuto minaccioso verso cui non ci riteniamo capaci di reagire. Di per sé l’ansia non è un qualcosa di anormale. Si tratta di un’emozione di base, che comporta uno stato di attivazione dell’organismo. Tuttavia, se questo stato di attivazione si prolunga nel tempo e causa un disagio importante, si può parlare di disturbo d’ansia. Ma qual è il comportamento di una persona ansiosa?

Sintomi dell’ansia

La parola ansia, dal latino “angere” ossia “stringere”. La sensazione di disagio di costrizione viene vissuta da chi soffre di uno dei disturbi legati al suo spettro. Infatti non esiste il disturbo d’ansia in generale, ma a seconda delle caratteristiche abbiamo: ansia generalizzata, fobia (specifica o sociale), agorafobia, attacchi di panico, ansia da separazione.

Ci sono dei sintomi che, generalmente, si manifestano con più frequenza nei disturbi ansiosi. Questi comprendono palpitazioni o tachicardia, aumento della sudorazione, tremori, sensazione di soffocamento, dolore o fastidio al petto, sensazioni di “testa leggera” o di svenimento, brividi o vampate di calore, paura di perdere il controllo o “impazzire” e paura di morire. Questi non necessariamente si presentano in tutti le persone che soffrono d’ansia, ma anzi, possono declinarsi in diverse forme a seconda dell’individuo in questione.

Comportamento di una persona ansiosa

Come per i sintomi descritti sopra, anche il comportamento varia da persona a persona. Tuttavia possiamo identificare delle caratteristiche in comune.

Alcuni comportamenti prevedono dei gesti ripetitivi, compulsivi, che le persone mettono in atto ripetutamente per mitigare qualche pensiero legato all’ansia o all’angoscia, come ad esempio arricciarsi i capelli o mordersi le unghie. Generalmente si tratta di comportamenti involontari che si manifestano a prescindere dal controllo del soggetto.

Altri comportamenti, più volontari, sono orientati al cercare di stare costantemente impegnati. Generalmente chi soffre d’ansia non ama avere momenti liberi o di noia, anche perché temono che i pensieri ansiogeni arriveranno.

L’omologo mentale delle compulsioni sono le ruminazioni. La differenza sostanziale è che invece di riferirsi ad azioni concrete, si riferisce a pensieri. Chi soffre d’ansia sembra aspettarsi sempre il peggio da ogni situazione e la ruminazione dovrebbe poter far riflettere su tali situazioni per affrontarle. In realtà si rivela un meccanismo inefficace perché paralizza le nostre azioni rischiando di tradurle in manifestazioni somatiche.

Se la persona dovesse mai fallire in un proprio progetto o pianificasse dei progetti troppo ambiziosi, il fallimento farebbe scaturire un forte senso di colpa. Spesso questo è associato al fatto che la pianificazione non ha tenuto conto di elementi di realtà. Un fallimento non adeguatamente appresso ed elaborato rischia in chi soffre d’ansia di iperattivare l’atteggiamento di autocritica e autorimprovero ed una riduzione nello sperimentare e nel fare.

A quest’ultimo punto è collegata l’angoscia per il futuro, tematica ricorrente nei pensieri e nei discorsi delle persone ansiose. Generalmente la preoccupazione è rivolta perlopiù al futuro perché, rispetto al presente, è incontrollabile e difficilmente “manipolabile” dall’individuo.

Nonostante pensieri e comportamenti ci portano a credere che non sia possibile uscire dal vortice ansioso, questo è possibile e realizzabile. L’ansia può essere compresa, elaborata, gestita e risolta.