Anoressia maschile? Si e meglio non sottovalutarla
Per molti anni si è pensato che i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione fossero quasi esclusivamente un problema femminile. Questa convinzione, profondamente radicata anche nel senso comune, ha avuto conseguenze importanti: negli uomini i sintomi sono stati spesso ignorati, sottovalutati o interpretati in modo errato.
Oggi la prospettiva è cambiata. Sempre più ricerche mostrano che anche gli uomini soffrono di anoressia, bulimia e altri disturbi alimentari, e che questi casi sono probabilmente più numerosi di quanto si credesse in passato. In Italia, si stima che tra lo 0,5% e l’1% della popolazione maschile sia coinvolta, ma il dato reale potrebbe essere più alto proprio a causa della difficoltà di intercettare il problema.
Negli ultimi anni si è osservato anche un aumento dei casi e un abbassamento dell’età di esordio. La pandemia e il lockdown hanno contribuito ad amplificare fragilità già presenti, aumentando il disagio psicologico e, di conseguenza, anche i disturbi alimentari.
L’ANORESSIA MASCHILE: UNA REALTÁ INVISIBILE
Uno degli aspetti più critici riguarda proprio l’invisibilità del disturbo. Molti uomini faticano a riconoscere di avere un problema, perché l’idea diffusa è ancora quella che si tratti di una “malattia femminile”. Questo può generare vergogna, negazione e una forte resistenza nel chiedere aiuto.
Dal punto di vista clinico, i criteri diagnostici dell’anoressia nervosa sono gli stessi per uomini e donne. La persona limita drasticamente l’assunzione di cibo, ha una paura intensa di ingrassare e percepisce il proprio corpo in modo distorto. Tuttavia, ciò che cambia spesso è il modo in cui questi elementi si esprimono. Nella pratica clinica, infatti, l’anoressia maschile tende ad assumere caratteristiche più sfumate e, proprio per questo, più difficili da individuare.
Una differenza importante riguarda l’obiettivo estetico. Mentre molte donne con anoressia inseguono un ideale di estrema magrezza, negli uomini il focus si sposta più spesso verso la definizione muscolare. Non si tratta quindi semplicemente di “pesare meno”, ma di avere un corpo asciutto, tonico, con muscoli ben visibili (bigoressia). La classica “tartaruga” addominale diventa un obiettivo centrale, così come la riduzione della massa grassa.
Dal punto di vista psicologico, ciò che accomuna uomini e donne con anoressia è il bisogno di controllo. Questo controllo si esprime attraverso il cibo, il peso e il corpo, ma ha radici più profonde.
Molti pazienti descrivono una sensazione di insicurezza, di inadeguatezza o di perdita di controllo in altri ambiti della vita. Il corpo diventa allora un terreno su cui esercitare una forma di dominio, qualcosa che può essere regolato, misurato, controllato in modo preciso. Il controllo dell’alimentazione riduce temporaneamente l’ansia e dà una sensazione di efficacia, ma nel lungo periodo mantiene e rafforza il problema.
Negli uomini, questo può tradursi anche in comportamenti meno evidenti ma ugualmente problematici, come il controllo continuo della propria muscolatura, il confronto costante con altri corpi o l’uso eccessivo di integratori e sostanze.
IL RUOLO DELL’IMMAGINE CORPOREA
L’immagine corporea gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo e nel mantenimento del disturbo. Negli uomini, questa insoddisfazione spesso non si manifesta come paura di essere “troppo grassi”, ma come sensazione di non essere abbastanza muscolosi, abbastanza definiti, abbastanza “in forma”. È un tipo di disagio più sottile, ma non meno intenso.
La pressione sociale e culturale contribuisce in modo significativo. Negli ultimi anni, i modelli estetici maschili sono diventati sempre più irrealistici: corpi scolpiti, percentuali di grasso corporeo molto basse, standard difficili da raggiungere e ancora più difficili da mantenere.
I social media amplificano questo fenomeno, creando un confronto continuo e spesso distorto. Il rischio è quello di interiorizzare standard irraggiungibili e sviluppare una percezione negativa di sé.
SEGNALI DA NON IGNORARE
L’anoressia maschile, come molto spesso quella femminile, si manifesta con una combinazione di segnali fisici e psicologici. Tra i più comuni troviamo una forte preoccupazione per il cibo e per il corpo, accompagnata da comportamenti di evitamento, come saltare i pasti o eliminare alcuni alimenti.
A questo si aggiunge spesso un’attività fisica eccessiva, vissuta come obbligatoria, e una tendenza all’isolamento sociale. Dal punto di vista emotivo, possono emergere ansia, irritabilità, umore depresso e pensieri ossessivi.
Questi segnali non sempre sono immediatamente riconoscibili come parte di un disturbo alimentare, soprattutto negli uomini. Spesso vengono interpretati come “disciplina”, “attenzione alla forma fisica” o “stile di vita sano”, ritardando così la richiesta di aiuto.
Dal punto di vista fisico, la restrizione alimentare e l’eccessivo esercizio possono portare a squilibri ormonali, riduzione del testosterone, debolezza muscolare e problemi ossei come l’osteoporosi. Nei casi più gravi, possono comparire complicanze cardiache e danni agli organi interni.
Dal punto di vista psicologico, il disturbo tende a restringere progressivamente la vita della persona. Le relazioni si riducono, gli interessi diminuiscono e l’autostima si abbassa ulteriormente, creando un circolo vizioso difficile da interrompere.
INTERVENIRE, SI!
L’anoressia è un disturbo serio, ma trattabile. L’approccio cognitivo-comportamentale (CBT) è uno dei più efficaci e si concentra sui meccanismi che mantengono il problema nel tempo.
Il lavoro terapeutico non riguarda solo il cibo, ma soprattutto il modo in cui la persona pensa a se stessa e al proprio corpo. Si interviene sui pensieri distorti, sulle regole rigide legate all’alimentazione e sui comportamenti di controllo, aiutando la persona a sviluppare strategie più funzionali.
L’anoressia maschile esiste, ed è più diffusa di quanto si pensi. Ma è anche un disturbo da cui si può uscire, con il giusto supporto e un percorso adeguato.