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PERCHÉ ABBIAMO PAURA? A COSA SERVE LA PAURA?

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A cosa serve e perché abbiamo paura? La risposta è più complessa di quanto si possa pensare anche se tutti abbiamo sperimentato questa emozione.

 

Che cos’è e a cosa serve la Paura

La paura è una reazione biologica evolutiva che serve a proteggerci dai pericoli esterni e interni. Sembra assurdo ma la paura, generalmente, è un’ottima alleata. Questa potente emozione è in grado mobilitare tutto il corpo per superare la situazione che spaventa. Anche se tutti noi proviamo questa emozione, molti non hanno ben chiara la sua funzione. A cosa serve la paura? Cosa ne sarebbe di noi se non provassimo paura? La nostra vita sarebbe più spensierata?
La parola “paura” viene utilizzata per indicare stati diversi:

  • L’emozione che proviamo quando pensiamo ad un possibile “pericolo” dell’immediato futuro.
  • Lo stato emotivo di tensione di cui apparentemente non riusciamo ad identificarne le cause.
  • Nel linguaggio comune, con qualcosa di più leggero, del tipo “Ho paura che stia per piovere”.

Il problema nasce perché non sempre siamo in grado di distinguere i pericoli “oggettivi” da quelli percepiti.

 

Dove risiede la paura?

La risposta alla paura inizia in una regione del cervello chiamata amigdala. Tutte le volte che ci troviamo di fronte ad uno stimolo minaccioso da qui parte una complessa reazione a catena. Vengono rilasciati ormoni dello stress, si attiva il sistema nervoso simpatico coinvolto in quelle funzioni conosciute come di «attacco o fuga», le pupille si dilatano, il respiro accelera, aumenta la frequenza cardiaca, la pressione, la concentrazione è tutta sul pericolo che si sta vivendo in quel momento mentre tutto il resto viene accantonato. Tutto il corpo si prepara ad affrontare la minaccia. Parallelamente parte anche una valutazione della minaccia.

La reazione di fuga o di lotta è stata fondamentale per la sopravvivenza dell’essere umano. Quando questo viveva in mezzo alla natura chi aveva una rapida reazione in presenza di un pericolo riusciva a sopravvivere. Ma l’anticamera di entrambe le reazioni è la paralisi. Questo meccanismo cognitivo e neurofisiologico precede normalmente l’azione, acutizza la vista e l’udito. Più estremo, ma più comune nel mondo animale, è il faint ovvero la “finta morte”, una condizione di irrigidimento totale del corpo. Nell’essere umano il faint si manifesta attraverso la riduzione del tono muscolare e il distacco dall’esperienza e dalla realtà (sintomi dissociativi).

 

Cosa ci fa paura?

Come ho detto, la risposta di attacco-fuga era utile nelle condizioni di vita dei nostri antenati, dove la vita era colma di pericoli. Se si era a pesca di salmoni e tra i rami che vengono mossi sentiamo un mugolio, dovevamo essere pronti alla reazione verso un potenziale orso. Ad oggi imbatterci in un orso, un leone o un puma è molto meno probabile. Esistono alcune paure che noi tutti possiamo provare o abbiamo provato in relazione a diverse situazioni giudicate, per qualche motivo, pericolose. Spesso ad esempio, l’ignoto e l’incertezza, sono dei fattori che suscitano o accentuano la paura perché non sappiamo ciò che ci aspetta.

Di fronte all’ignoto, insieme al pensiero di fuga, può esservi anche il desiderio di capire cosa sta succedendo, affrontando anziché evitando la situazione temuta. In generale, le cause della paura dipendono in grande misura dal significato che noi attribuiamo ad una determinata situazione. Ciò che fa paura a una persona potrebbe non farla ad un’altra, oppure, una stessa paura può variare da un momento all’altro della vita di un individuo.

Questa emozione, tuttavia, genera seri problemi quando si attiva troppo facilmente o nel momento sbagliato. In questi casi si può immaginare di essere dotati di un meccanismo di allarme troppo sensibile, in grado di accendersi anche quando non ce n’è davvero bisogno. Ciò accade ad esempio nelle fobie specifiche, paure intense, durature e sproporzionate rispetto alla minaccia reale. Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) prevede 5 categorie di fobie a seconda della tipologia dello stimolo fobico:

  • Animali (es: ragni, insetti, cani).
  • Ambienti naturali (es: altezze, temporali, acqua).
  • Sangue-iniezioni-ferite (es: aghi, procedure mediche invasive).
  • Situazioni (es: aeroplani, ascensori, aerei).
  • Altro.

Il confine tra paura e fobia risiede proprio nella funzione adattiva della risposta, quando l’emozione ed i pensieri e comportamenti generati scattano in modo disfunzionale.

 

Ansia e paura: differenze e somiglianze

Ansia e paura spesso vengono confuse tra di loro ma i motivi per cui si manifestano sono diversi. Generalmente possiamo dire che l’emozione della paura l’abbiamo quando siamo spaventati da qualcosa di reale (vedere il cane, i clown, dare l’esame). Nel momento in cui pianifichiamo senza avere una certezza oggettiva, allora parleremo di ansia. L’ansia si innesca quando si effettuano previsioni future negative e catastrofiche su eventi percepiti come importanti o pericolosi. In più l’ansia potrebbe presentarsi anche senza un motivo apparente, ma nell’incertezza che si potrà provare ansia in futuro, innescando un circolo.

Come per la paura, anche nell’ansia ci sono una serie di modificazioni fisiologiche simili: tachicardia, sudorazione, giramenti di testa, vertigini, senso di confusione, mancanza di respiro, appannamento della vista, senso di irrealtà, paura d’impazzire o di perdere il controllo. Insomma, un’esperienza molto intensa che può spaventare molto.

Terapia psicologica della paura

Ci sono vari metodi per fronteggiare la paura. Intanto bisogna vedere se è una paura specifica, delimitata o generica, legata ad un trauma oppure se è di tipo esistenziale. Prima viene affrontata e prima e con meno tempo generalmente si riesce a risolvere: si fa un incidente in macchina e la miglior cosa, recuperate le forze, è rimettersi alla guida piano piano. In caso di una paura più radicata, un’insicurezza di fondo, una mancanza di autostima, il percorso psicologico partirà dalle origini e dai meccanismi di questa paura.

La terapia cognitivo-comportamentale ha un’elevata efficacia nel trattamento delle fobie e nella gestione delle emozioni, inclusa la paura. Gli strumenti più utili a riguardo sono l’ABC e il Disputing. Con l’ABC vengono analizzate le situazioni (A) in cui si attivano automaticamente determinati pensieri (B) che ci portano a provare specifiche emozioni (C) e comportamenti. Individuati i pensieri disfunzionali, con il disputing mettiamo in discussione tutto ciò che pensiamo o facciamo in automatico. Dopo questa fase di lavoro sulle credenze e pensieri, è bene lavorare sul piano comportamentale attraverso l’ esposizione allo stimolo ritenuto pericoloso dal paziente.